
L’autore
Tommaso Tarondo
Junior HR
Discover more on Linkedin
Alcuni dati
Come riportato dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OECD) in merito all’Inchiesta sulle competenze degli adulti (PIAAC) tra i 16 e i 65 anni di età, gli adulti italiani si classificano agli ultimi posti delle graduatorie per le competenze linguistiche e matematiche. In particolare, solo il 3.3% delle persone intervistate raggiunge livelli di competenza linguistica 4 o 5, i più alti, contro l’11.8% della media dei 24 paesi, e solo il 4.5% mostra lo stesso livello per le competenze matematiche, collocandosi rispettivamente all’ultimo e al penultimo posto. Inoltre, in Italia gli effetti sullo stipendio del livello di istruzione e della formazione continua professionale sono più limitati rispetto agli altri paesi aderenti all’OECD.
Cos’è e come avviene
Questi dati sono solo un microscopico esempio del fatto che nel nostro Paese non esiste una cultura dell’Apprendimento e della Formazione permanente, ossia una tendenza a valorizzare e aggiornare costantemente le proprie competenze in funzione dei cambiamenti della società e delle esigenze del mercato del lavoro.
Siamo abituati a pensare che lo studio e l’aggiornamento siano concetti legati a istituzioni come la scuola e l’università, ma l’apprendimento può e deve essere una costante che ci consente di raggiungere nuovi obiettivi e migliorare la nostra vita personale e professionale. Affinché ciò avvenga è necessario che siano le stesse persone a scegliere l’argomento sul quale focalizzarsi. La scelta deve essere presa in autonomia e nascere dalla percezione di un bisogno, che si trasforma poi in desiderio, e quindi in una ricerca attiva del corso e della modalità formativa più adeguata. Esistono tre modalità di apprendimento, tutte aventi lo stesso valore e dignità, di cui il LLL può servirsi:
- L’apprendimento formale, che si svolge negli istituti d’istruzione e di formazione e porta all’ottenimento di diplomi e di qualifiche riconosciute. E’ formalizzato, intenzionale e sistematico.
- L’apprendimento non formale, dispensato sul luogo di lavoro o nel quadro di attività di organizzazioni o gruppi della società civile (associazioni giovanili, sindacati o partiti politici). Può essere fornito anche da organizzazioni o servizi istituiti a completamento dei sistemi formali (quali corsi d’istruzione artistica, musicale e sportiva, o corsi privati per la preparazione degli esami).
- L’apprendimento informale, a corollario naturale della vita quotidiana. Contrariamente all’apprendimento formale e non formale, esso non è necessariamente intenzionale e può pertanto non essere riconosciuto, a volte dallo stesso interessato, come apporto alle sue conoscenze e competenze. Ci si può rendere conto di aver appreso qualcosa a seguito di un’azione di riflessione e problematizzazione.
I vantaggi del Lifelong Learning
In un mondo lavorativo in cui le competenze e le conoscenze sono volatili, deperibili, le aziende non possono prescindere da una caratteristica fondamentale: l’adattamento. A questo scopo, si sta assistendo ad un aumento delle aziende che definiscono una strategia imprenditoriale basata su una costante formazione dei collaboratori a tutti i livelli. I benefici, quindi, non ricadono solo su coloro che fruiscono dei servizi, ma, a cascata, anche sulle organizzazioni che li promuovono e che instaurano al loro interno una cultura delle crescita personale tramite l’apprendimento costante. Vediamo alcuni di questi benefici per le per le persone e per le aziende.
- Sviluppo personale: l’apprendimento permanente porta ad una crescita personale attraverso l’acquisizione di nuove competenze, l’aumento dell’autostima, la stimolazione della creatività e dell’adattabilità ai cambiamenti. Imparare cose nuove, oltre a portare gioia e soddisfazione, consente di mantenere in allenamento il cervello, ritardando il declino cognitivo.
- Miglioramento del profilo professionale: mantenere la competenze aggiornate e acquisire nuove skill sono fattori che favoriscono l’occupabilità e l’avanzamento di carriera, facilitando le promozioni e aumentando il compenso economico e l’attrattività per i datori di lavoro. Inoltre, la partecipazione ad attività formative consente di conoscere persone nuove, allargando la propria cerchia di contatti.
- Aumento della competitività: le aziende che possono contare su dipendenti con competenze aggiornate sono più efficienti e produttive, hanno minori probabilità di commettere errori e propongono idee innovative per migliorare i processi e i prodotti/servizi. La loro posizione di spicco migliora la reputazione aziendale, attrae i giovani e li motiva a rimanere in azienda. Grazie a tutto ciò, è facile che si crei un clima aziendale orientato alla collaborazione, al lavoro di squadra e attento allo sviluppo sostenibile.
La doppia faccia del LLL
Facciamo fatica a comprendere cosa significhi apprendere durante il lavoro (workplace learning) in quanto conserviamo l’idea che o si lavora o ci si forma e che sia pressoché impossibile compiere entrambe le attività contemporaneamente. Ma nelle altre parti del mondo ci si forma e si lavora assieme! Il problema della mancanza di una cultura formativa impatta negativamente soprattutto coloro che necessiterebbero maggiormente di un incremento delle conoscenze e abilità, generando una società ineguale, esclusiva, elitaria. “Pochi eletti”, i cosiddetti high skilled o capable learners, perseguono, riescono a godere dell’apprendimento continuo e “incassano” anche economicamente i risultati di una preparazione personale costante e di qualità. L’esasperazione del principio dell’affermazione di sé e, di conseguenza, la corsa alla competitività continua, porta i Losers (le persone escluse dai processi di apprendimento, non in grado di scegliere la propria formazione, o che scelgono di non partecipare) ad essere isolati, alienati, con conseguenze economiche, sociali e personali gravi e difficilmente sanabili.
Uno sguardo sul presente e sul futuro
Da dove possiamo cominciare, quindi, a farci un’idea delle competenze che potrebbero essere utili a ciascuno di noi, nessuno escluso? Un primo aiuto giunge proprio dal Consiglio Europeo, che con un documento pubblicato sull’omonima Gazzetta Ufficiale ci raccomanda otto competenze necessarie per la crescita professionale e personale di ogni individuo. Eccole elencate di seguito:
- alfabetizzazione
- multilinguismo
- competenze STEM (Scienze, Tecnologie, Ingegneria, Matematica)
- competenze digitali
- competenze trasversali ed interpersonali
- cittadinanza attiva
- imprenditorialità
- consapevolezza culturale.
Un secondo aiuto perviene dall’analisi dei trend annuali. Come riportato dalla piattaforma di formazione Learnn, i corsi più ricercati durante l’anno 2023 sono stati quelli relativi all’intelligenza artificiale, al social media marketing, allo sviluppo di competenze di business, e-commerce e sviluppo personale. I fruitori hanno un’età compresa dai 25 ai 45 anni (a dimostrazione che la fascia di età più avanzata presenta lacune evidenti sulle competenze digitali) e, per il 33% sono lavoratori dipendenti, per il 34% freelancer, per il 25% imprenditori e per l’8% studenti, con una maggioranza femminile di iscritte (circa il 52%). Per l’anno corrente si prospetta un aumento ulteriore dell’interesse verso l’IA e le tecnologie ad essa collegate, il digital marketing e le skills di programmazione per coloro che non operano nel settore. Inoltre, sempre più attenzione viene posta allo sviluppo di soft skills, come negoziazione, leadership, gestione dello stress, capacità comunicative e team work, percepite come fondamentali per creare un ambiente stimolante, orientato al successo aziendale.
Concludiamo questo tema ricordando che fanno parte delle attività di apprendimento permanente anche i corsi online, imparare una nuova lingua, unirsi a un club del libro, ascoltare podcast o TED Talks, quindi non è necessaria un’istruzione formalizzata.
L’unica cosa che conta è coltivare nuovi interessi e metterli in pratica!